La diffida Saralvo

San Leo (oggi provincia di Rimini), «diffida» del podestà all’internato ebreo Leardo Saralvo in data 16 maggio 1941. Archivio storico comune di San Leo, Atti 1940, 6-10.
San Leo (oggi provincia di Rimini), «diffida» del podestà all’internato ebreo Leardo Saralvo in data 16 maggio
1941. Archivio storico comune di San Leo, Atti 1940, 6-10.

Diffida: insieme di regole di comportamento e divieti ai quali gli
internati devono attenersi obbligatoriamente nei comuni a cui le
prefetture li assegnano, pena il trasferimento in campo di
concentramento o in colonia insulare.

Leardo Saralvo

Nasce nel 1896 a Ferrara dove vive facendo il venditore ambulante.
Nel giugno 1940 il prefetto ne dispone l’internamento in quanto «Ebreo disfattista e vociferatore», giudizio identico a quello riservato al fratello Lilio.
In quello stesso mese i due congiunti approdano insieme a Sant’Angelo in Vado (PS) e vi restano fino a ottobre, poi vengono separati per decisione superiore: Lilio è destinato a Macerata Feltria e Leardo ad Apecchio, sempre in territorio pesarese. Dopo Apecchio è la volta di San Leo (RN) dove la permanenza di Leardo è piuttosto lunga, oltre venti mesi. Ciò comporta inevitabilmente lo stabilirsi di rapporti con la popolazione locale, agevolati dal fatto che il borgo è piccolo e i movimenti degli internati molto circoscritti, come si legge nello specifico documento, la «Diffida».
A distanza di tempo infatti, Dedo – così il ferrarese veniva chiamato – è ricordato da alcuni abitanti del luogo come intraprendente e simpatico venditore. Fra questi i fratelli Gorrieri, presso la cui famiglia Leardo ha abitato per un periodo.
L’internato subisce altri due trasferimenti nel pesarese, prima a Mombaroccio, poi a Sant’Angelo in Lizzola. Per problemi di salute evita il campo di concentramento cui era destinato in seguito alle misure messe in atto dal governo Mussolini. Nel maggio 1944 decide di fuggire dall’ultima località nella quale è stato internato e si salva.
La sorte sarà meno propizia per i famigliari. Come si apprende dal Libro della memoria di L. Picciotto, la vecchia madre di Leardo, Melli Zaira, viene arrestata a Ferrara e muore in stato di detenzione a Bologna all’età di ottantun anni, mentre i fratelli Lilio, Lindo e Giovanna – quest’ultima con il marito Giorgio Max Hanau – saranno arrestati, detenuti nel campo di Fossoli e di lì deportati ad Auschwitz per non fare più ritorno.

LM/AM

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